Che sia tempo di dimenticare l'estate ormai è stato appurato persino da me che ho la testa molto dura e tendo a non rassegnarmi mai, neppure davanti all'evidenza dei fatti. Però proprio oggi mi sono ritrovata a fare un po' di ordine tra le varie foto di quest'estate e l'affiorare del ricordo è stata la logica conseguenza che ne è derivata. Del resto cosa ci rimane delle esperienze gioiose se non il ricordo conservato nei nostri animi? E allora custodiamo questo ricordo e che possa rallegrare con i caldi colori dell'arcobaleno il grigiore delle buie giornate invernali.
Ricordi
18 settembre 2008 giovedì
Che sia tempo di dimenticare l'estate ormai è stato appurato persino da me che ho la testa molto dura e tendo a non rassegnarmi mai, neppure davanti all'evidenza dei fatti. Però proprio oggi mi sono ritrovata a fare un po' di ordine tra le varie foto di quest'estate e l'affiorare del ricordo è stata la logica conseguenza che ne è derivata. Del resto cosa ci rimane delle esperienze gioiose se non il ricordo conservato nei nostri animi? E allora custodiamo questo ricordo e che possa rallegrare con i caldi colori dell'arcobaleno il grigiore delle buie giornate invernali.


Che sia tempo di dimenticare l'estate ormai è stato appurato persino da me che ho la testa molto dura e tendo a non rassegnarmi mai, neppure davanti all'evidenza dei fatti. Però proprio oggi mi sono ritrovata a fare un po' di ordine tra le varie foto di quest'estate e l'affiorare del ricordo è stata la logica conseguenza che ne è derivata. Del resto cosa ci rimane delle esperienze gioiose se non il ricordo conservato nei nostri animi? E allora custodiamo questo ricordo e che possa rallegrare con i caldi colori dell'arcobaleno il grigiore delle buie giornate invernali.
Crostata di pesche
15 settembre 2008 lunedì

Rieccomi a lunedì che, per motivi di varia natura, non è più il mio giorno preferito. E' passata una settimana dal rientro, ma sembrano secoli. Mi sono pienamente abituata ai soliti ritmi e tutto sommato non è così male ritrovare le vecchie abitudini e vivere le piacevoli sensazioni delle prime atmosfere d'autunno. Questo week end sono ritornata al lago, venerdì pomeriggio ho fatto una passeggiata a Salò e devo dire che il lago d'inizio autunno è qualcosa di speciale, ricercato ed emozionante con quella sua pacata aria malinconica. Sabato l'emozione è andata scemando lasciando il posto, fin dal mattino, ad una certa tristezza...pioggia, pioggia e ancora pioggia, fino a sera. Rinchiusa in casa cosa potevo fare? Dolci! Ecco, però essendo una giornata iniziata male, non potevano venirmi dolci peggiori. Ormai ho capito che la riuscita dei miei dolci dipende dall'umore, il mio umore era pessimo e i miei dolci pure. Perciò la sera, a cena dalla mia amica Stefania, mi sono presentata con una sbrisolona super bruciata e con una torta alle nocciole e cioccolato che più asciutta non poteva essere, ma l'imperfezione fa parte della natura umana, va accettata, giustificata e a volte forse ricercata. Ecco allora che domenica mattina ho sfornato questa crostata buonissima che ho "voluto" fotografare in maniera imperfetta, perchè la perfezione, se non capita, spaventa , confonde e rende antipatici.
Ingredienti
250g di farina
150g di burro
100g di zucchero
1 tuorlo
confettura di pesche
pesche
Preparare la frolla mescolando nel robot farina, zucchero e burro. Aggiungere il tuorlo e se non lega aggiungere un goccio di acqua fredda. Lasciar riposare l'impasto in frigo per un'oretta. Stendere la pasta, rivestire una tortiera, riempire con la confettura e disporre in superficie le fettine di pesche tagliate sottili. Cuocere a 180° per 40 minuti. Togliere dal forno e spolverare di zucchero a velo.
Rieccomi a lunedì che, per motivi di varia natura, non è più il mio giorno preferito. E' passata una settimana dal rientro, ma sembrano secoli. Mi sono pienamente abituata ai soliti ritmi e tutto sommato non è così male ritrovare le vecchie abitudini e vivere le piacevoli sensazioni delle prime atmosfere d'autunno. Questo week end sono ritornata al lago, venerdì pomeriggio ho fatto una passeggiata a Salò e devo dire che il lago d'inizio autunno è qualcosa di speciale, ricercato ed emozionante con quella sua pacata aria malinconica. Sabato l'emozione è andata scemando lasciando il posto, fin dal mattino, ad una certa tristezza...pioggia, pioggia e ancora pioggia, fino a sera. Rinchiusa in casa cosa potevo fare? Dolci! Ecco, però essendo una giornata iniziata male, non potevano venirmi dolci peggiori. Ormai ho capito che la riuscita dei miei dolci dipende dall'umore, il mio umore era pessimo e i miei dolci pure. Perciò la sera, a cena dalla mia amica Stefania, mi sono presentata con una sbrisolona super bruciata e con una torta alle nocciole e cioccolato che più asciutta non poteva essere, ma l'imperfezione fa parte della natura umana, va accettata, giustificata e a volte forse ricercata. Ecco allora che domenica mattina ho sfornato questa crostata buonissima che ho "voluto" fotografare in maniera imperfetta, perchè la perfezione, se non capita, spaventa , confonde e rende antipatici.
Ingredienti
250g di farina
150g di burro
100g di zucchero
1 tuorlo
confettura di pesche
pesche
Preparare la frolla mescolando nel robot farina, zucchero e burro. Aggiungere il tuorlo e se non lega aggiungere un goccio di acqua fredda. Lasciar riposare l'impasto in frigo per un'oretta. Stendere la pasta, rivestire una tortiera, riempire con la confettura e disporre in superficie le fettine di pesche tagliate sottili. Cuocere a 180° per 40 minuti. Togliere dal forno e spolverare di zucchero a velo.
Torta capovolta di fichi
8 settembre 2008 lunedì

Ce l'ho fatta! L'ho dovuto fare per forza! Ho tentato di mettere la testa sotto la sabbia, di sfuggire alla realtà, di trovare scappatoie di ogni genere...ma ho dovuto cedere alla realtà, alle responsabilità, agli obblighi. Perciò eccomi qua, alla vecchia vita di tutti i giorni: sveglia alle 6 e 30, colazione (in relax, ma veramente assonnata), bimbi reticenti, cartelle, occhio all'orologio, corse, ritardo già dal primo giorno! Tutto ricomincia, le dinamiche sono le medesime, i buoni propositi sono i soliti. La beffa vuole che sia pure una bellissima giornata di sole, frizzantina e limpida, ma è meglio non pensarci, non mettere il dito nella piaga e con energia dedicarsi ai doveri. Prima di salutare il mio amato lago, trovandomi con un esubero di fichi (meritata ricompensa del lavoro agreste dei miei figli), ho preparato questa torta che mi accompagnerà, con la sua dolce presenza, in questo passaggio dal sogno alla realtà.
Ingredienti
250g di zucchero
125g di burro morbido
2 uova
125g di farina
75 ml di panna
1 cucchiaino di lievito
vaniglia
Mescolare 150g di zucchero con 60g di burro in un pentolino e lasciar cuocere fino a caramellare. Togliere dal fuoco e versare in uno stampo tondo di 23 cm di diametro ben imburrato. Disporre sopra il caramello i fichi sbucciati e tagliati a metà. Con un frullino sbattere in una ciotola il burro e lo zucchero rimanenti fino ad avere un composto soffice. Aggiungere le uova alternate alla farina a cui avrete aggiunto lievito e vaniglia. Infine aggiungere la panna, versare con un cucchiaio il composto sopra i fichi, infornare a 170° per 40 minuti circa. Una volta cotta lasciar riposare qualche minuto e capovolgere su un piatto.
Ce l'ho fatta! L'ho dovuto fare per forza! Ho tentato di mettere la testa sotto la sabbia, di sfuggire alla realtà, di trovare scappatoie di ogni genere...ma ho dovuto cedere alla realtà, alle responsabilità, agli obblighi. Perciò eccomi qua, alla vecchia vita di tutti i giorni: sveglia alle 6 e 30, colazione (in relax, ma veramente assonnata), bimbi reticenti, cartelle, occhio all'orologio, corse, ritardo già dal primo giorno! Tutto ricomincia, le dinamiche sono le medesime, i buoni propositi sono i soliti. La beffa vuole che sia pure una bellissima giornata di sole, frizzantina e limpida, ma è meglio non pensarci, non mettere il dito nella piaga e con energia dedicarsi ai doveri. Prima di salutare il mio amato lago, trovandomi con un esubero di fichi (meritata ricompensa del lavoro agreste dei miei figli), ho preparato questa torta che mi accompagnerà, con la sua dolce presenza, in questo passaggio dal sogno alla realtà.
Ingredienti
250g di zucchero
125g di burro morbido
2 uova
125g di farina
75 ml di panna
1 cucchiaino di lievito
vaniglia
Mescolare 150g di zucchero con 60g di burro in un pentolino e lasciar cuocere fino a caramellare. Togliere dal fuoco e versare in uno stampo tondo di 23 cm di diametro ben imburrato. Disporre sopra il caramello i fichi sbucciati e tagliati a metà. Con un frullino sbattere in una ciotola il burro e lo zucchero rimanenti fino ad avere un composto soffice. Aggiungere le uova alternate alla farina a cui avrete aggiunto lievito e vaniglia. Infine aggiungere la panna, versare con un cucchiaio il composto sopra i fichi, infornare a 170° per 40 minuti circa. Una volta cotta lasciar riposare qualche minuto e capovolgere su un piatto.
Con calma
1 settembre 2008 lunedì
Con calma. Forse è ora di ricominciare, ma con calma. Con i colori pacati di un’estate che sta per finire, ma che non sento il desiderio di lasciare. Le foglie dei castagni là, in fondo, sulla collina, iniziano ad ingiallire, le sere si fanno più lunghe e fresche e sugli alberi maturano gli affascinanti frutti di fine estate. Non è malinconia, ma è forse rimpianto per qualcosa di bello che finisce: l’estate. L’autunno è la stagione che forse rispecchia di più il mio modo di essere, ma le allegre giornate estive non sono sempre facili da dimenticare. Sono ancora al lago, per ora ancora rifiuto l’idea di ritornare a casa, ma è inutile che io scappi…la scuola è in agguato, non esiste possibilità di evitarla! I miei figli non hanno alcun desiderio di ricominciare e la loro mamma neppure, mi consola il fatto che non sarà un problema svegliarli la mattina perché ormai hanno consolidato l’abitudine di alzarsi al canto del gallo, non in senso metaforico, ma veramente al canto del gallo! Qui, vicino a casa, c’è un bellissimo orto con conigli, galline e quant’altro. I miei figli hanno instaurato una simpatica amicizia con la contadina proprietaria e ogni mattina alle 7 e trenta partono da casa per iniziare il “duro lavoro” nei campi. E’ questa un’abitudine che mi piace molto, hanno imparato molte cose, si divertono ed hanno l’opportunità di conoscere ed amare la natura. Inoltre non ritornano mai a mani vuote, questa mattina una piacevole “natura morta” di transizione tra estate e autunno. A presto, con calma.
Chiuso per ferie!
4 agosto 2008 lunedì

Agosto, non è tempo d’altro se non di vacanza. Vacanza da tutto. Anche dal blog. Perciò miei cari mi immergo ancora più intensamente nel pieno relax, la mia cucina chiude e rimango in attesa di inviti...a pranzo, a cena ed anche a merenda! Ci rivediamo a settembre, ricaricati e con nuovo entusiasmo!
Agosto, non è tempo d’altro se non di vacanza. Vacanza da tutto. Anche dal blog. Perciò miei cari mi immergo ancora più intensamente nel pieno relax, la mia cucina chiude e rimango in attesa di inviti...a pranzo, a cena ed anche a merenda! Ci rivediamo a settembre, ricaricati e con nuovo entusiasmo!
Biscottini alla lavanda
28 luglio 2008 lunedì
Tempo fa in Provenza, acquistai una marmellata di arance e lavanda, il suo sapore effetto saponetta non mi aveva entusiasmata, ecco perchè non mi ha mai molto catturata l'idea di abbinare la lavanda al cibo. L'altro giorno però ho scovato la ricetta di questi biscottini e il tarlo della lavanda ha cominciato a girarmi in testa, pensa e ripensa, ho deciso di farmi una passeggiata campestre-lacustre dalla quale sono rincasata con un profumato mazzo di lavanda in fiore, profumata, rilassante e cromaticamente perfetta...ho preso la mia decisione: sarebbe entrata a far parte del mio delicato biscottino. Il risultato mi ha entusiasmata, l'effetto saponetta assolutamente scongiurato e i biscottini tra un assaggio e l'altro sono spariti in un attimo. Il giorno dopo li ho rifatti e donati alla mia dolce cuginetta che non mi abbandona (quasi) mai e se li merita più di chiunque altro! Bacio Miki.
Ingredienti
250g di farina
1 uovo
100g di zucchero
120g di burro
fiori freschi di lavanda
Lavorare l'uovo con lo zucchero fino a raggiungere un composto soffice e spumoso. Aggiungere la farina e lavorare, aggiungere la lavanda e infine il burro freddo a pezzetti. Io come al solito faccio tutto con il mio robot. Porre l'impasto in frigo per mezz'ora. Tirare ad un'altezza di 2 centimetri e formare i biscottini, disporli su una teglia rivestita di carta forno, spolverare di zucchero e infornare a 180° per circa 20 minuti.
Ancora estate
lunedì 21 luglio 2008

Nonostante la mia cucina lacustre sia davvero molto carina e ben attrezzata capita che, essendo in vacanza, mi ritrovi molto più spesso a chiacchierare e gironzolare che a cucinare. Del resto l’estate è da godere all’aria aperta, fa bene al fisico e alla mente, perciò niente sensi di colpa! Oggi nessuna ricetta, ma la sorpresa di svelarmi un pochino...una fotografia al tramonto: sono io con i miei bimbi (peccato che il mio Gugli che è bellissimo si veda poco!). A seguire questo scritto, come al solito alla ricerca della felicità.
Grazie cara Anna, questo è un piccolo dono per te.
E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegna a vent'anni quando, come gladiatori, si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...La felicità non è quella che affannosamente si insegna credendo che l'amore sia tutto o niente...non è quella delle emozioni forti che fanno il "botto"e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole e preziose...e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi.
E impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane.
E impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore.
E impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere nel cassetto e nel cuore sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bambino è una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'è qualcosa di amorevole, felice, anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
Nonostante la mia cucina lacustre sia davvero molto carina e ben attrezzata capita che, essendo in vacanza, mi ritrovi molto più spesso a chiacchierare e gironzolare che a cucinare. Del resto l’estate è da godere all’aria aperta, fa bene al fisico e alla mente, perciò niente sensi di colpa! Oggi nessuna ricetta, ma la sorpresa di svelarmi un pochino...una fotografia al tramonto: sono io con i miei bimbi (peccato che il mio Gugli che è bellissimo si veda poco!). A seguire questo scritto, come al solito alla ricerca della felicità.
Grazie cara Anna, questo è un piccolo dono per te.
E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegna a vent'anni quando, come gladiatori, si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...La felicità non è quella che affannosamente si insegna credendo che l'amore sia tutto o niente...non è quella delle emozioni forti che fanno il "botto"e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole e preziose...e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi.
E impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane.
E impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore.
E impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere nel cassetto e nel cuore sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bambino è una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'è qualcosa di amorevole, felice, anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
Torta con albicocche fresche
martedì 15 luglio 2008
Che giornate meravigliose e spensierate. La leggerezza di vivere la quotidianità senza impegni e obblighi, sta diventando una pericolosa abitudine. Il desiderio di pace e quiete è ormai pienamente realizzato, a parte il famoso e dolce quesito posto dai miei bimbi urlanti a cui tanto auspicavo: “Mammaaa posso fare il bagnooo?”, che ormai è diventato un fastidioso incubo a tutte le ore del giorno! Incalzato dal secondo tormentone estivo, questa volta urlato da me: “Bambiniiiii, i compitiiiii!!”, al quale segue un fuggi fuggi generale! Pazienza, tanta pazienza. Ecco a parte questi piccoli "spazientimenti", tutto fila liscio e tranquillo in un’estate che a quanto pare, sia io sia chi mi sta intorno, non riusciremo a dimenticare facilmente! Dolce di oggi: torta con albicocche fresche. Ricetta di Bill Granger, buona fresca e assolutamente estiva.
Ingredienti
140g di farina
50g di zucchero
1 uovo
3 cucchiai di latte
85g di burro fuso
vaniglia
albicocche fresche
2 cucchiaini di lievito in polvere
copertura
40g di farina bianca
35g di zucchero
35g di burro freddo
Unire i una ciotola farina, zucchero, vaniglia e lievito. Unire l’uovo leggermente sbattuto, il burro fuso e il latte. Mescolare fino ad avere un composto uniforme. Trasferire in una tortiera rivestita di carta forno. Tagliare a metà le albicocche, privarle del nocciolo e disporle sull’impasto con la parte tagliata rivolta verso l’alto. Premerle leggermente. Per fare la copertura sbriciolare con le dita gli ingredienti fino ad ottenere un impasto che somigli a grosse briciole e spargerlo in modo uniforme sulla torta. Infornare a 180° per 30/40 minuti, fino a quando risulterà dorata.
Ingredienti
140g di farina
50g di zucchero
1 uovo
3 cucchiai di latte
85g di burro fuso
vaniglia
albicocche fresche
2 cucchiaini di lievito in polvere
copertura
40g di farina bianca
35g di zucchero
35g di burro freddo
Unire i una ciotola farina, zucchero, vaniglia e lievito. Unire l’uovo leggermente sbattuto, il burro fuso e il latte. Mescolare fino ad avere un composto uniforme. Trasferire in una tortiera rivestita di carta forno. Tagliare a metà le albicocche, privarle del nocciolo e disporle sull’impasto con la parte tagliata rivolta verso l’alto. Premerle leggermente. Per fare la copertura sbriciolare con le dita gli ingredienti fino ad ottenere un impasto che somigli a grosse briciole e spargerlo in modo uniforme sulla torta. Infornare a 180° per 30/40 minuti, fino a quando risulterà dorata.
Muffins al limone
lunedì 7 luglio 2008
Mi dispiace essere piuttosto latitante e non molto sollecita nella mia presenza sul blog e nelle visite ai blog preferiti, ma come ho spiegato nei commenti il mio collegamento internet vacanziero è un po’ ballerino, decisamente stressante e davvero imprevedibile. Si disconnette di continuo procurandomi un irritante nervosismo, cosa di cui non ho assolutamente bisogno! Cerco di placare la mia irritazione godendomi il panorama, i suoni della natura che mi circonda, i colori di una vegetazione che incanta e la compagnia di persone speciali (grazie Miki, grazie Stefi). Non da ultimo mi dedico ai dolci e dopo la piscina accolgo i miei bimbi e i loro amici con le ormai solite merendine rigeneranti con relativo cestino, annessi e connessi. Oggi muffins al limone (limoni del Garda, naturalmente), ricetta che prevede il latticello che qui sul lago ho finalmente trovato e non vedevo l’ora di utilizzare!
Ingredienti
300g di farina
3 cucchiaini di lievito
125g di zucchero
la scorza grattugiata di due limoni
185ml di latticello
2 uova leggermente sbattute
110g di burro fuso
Setacciare la farina, il lievito e lo zucchero in una grande ciotola, incorporare la scorza di limone e fare una fontana al centro. In una ciotola unire il latticello e le uova, versare nella fontana e amalgamare gli ingredienti senza lavorare troppo, l’impasto deve risultare grumoso. Distribuire il composto negli stampini da muffins ricoperti con dei pirottini di carta. Cuocere a 200° per 15/20 minuti.
Ingredienti
300g di farina
3 cucchiaini di lievito
125g di zucchero
la scorza grattugiata di due limoni
185ml di latticello
2 uova leggermente sbattute
110g di burro fuso
Setacciare la farina, il lievito e lo zucchero in una grande ciotola, incorporare la scorza di limone e fare una fontana al centro. In una ciotola unire il latticello e le uova, versare nella fontana e amalgamare gli ingredienti senza lavorare troppo, l’impasto deve risultare grumoso. Distribuire il composto negli stampini da muffins ricoperti con dei pirottini di carta. Cuocere a 200° per 15/20 minuti.
Confettura di albicocche e timo
1 luglio 2008 martedì

Ho la piacevole sensazione di essere riuscita a catturare un poco d’estate, chiuderla in un vasetto con i suoi sapori e i suoi colori, per poi riassaporarla in pieno quando sarà inverno e nel grigiore di fredde giornate cittadine riscoprire sensazioni ed emozioni estive. Sono certa che quest’inverno l’apertura di questi vasetti sarà accompagnata da un sereno sorriso al pensiero delle sensazioni che hanno caratterizzato la fase della loro preparazione, in un week di fine giugno...speciale sì, ma come tanti altri.
Ingredienti
1 kg di albicocche
600/700 g di zucchero
qualche rametto di timo
Lavare le albicocche togliere il nocciolo e tagliarle a pezzetti. Unire le albicocche allo zucchero in una pentola e lasciar riposare per un oretta. Cuocere a fuoco moderato per circa 40 minuti o comunque fino a consistenza ottimale mescolando, aggiungere il timo e invasare. Chiudere i coperchi e capovolgere i vasetti fino a raffreddamento.
Ho la piacevole sensazione di essere riuscita a catturare un poco d’estate, chiuderla in un vasetto con i suoi sapori e i suoi colori, per poi riassaporarla in pieno quando sarà inverno e nel grigiore di fredde giornate cittadine riscoprire sensazioni ed emozioni estive. Sono certa che quest’inverno l’apertura di questi vasetti sarà accompagnata da un sereno sorriso al pensiero delle sensazioni che hanno caratterizzato la fase della loro preparazione, in un week di fine giugno...speciale sì, ma come tanti altri.
Ingredienti
1 kg di albicocche
600/700 g di zucchero
qualche rametto di timo
Lavare le albicocche togliere il nocciolo e tagliarle a pezzetti. Unire le albicocche allo zucchero in una pentola e lasciar riposare per un oretta. Cuocere a fuoco moderato per circa 40 minuti o comunque fino a consistenza ottimale mescolando, aggiungere il timo e invasare. Chiudere i coperchi e capovolgere i vasetti fino a raffreddamento.
Etichette:
confetture e marmellate,
fatto in casa,
frutta
Crumble di pesche
26 giugno 2008 giovedì

Inizia la sagra di pesche ed albicocche, del resto è questo il loro momento e non si può resistere alla tentazione di utilizzare questi deliziosi frutti estivi per preparazioni dolci di vario genere. Ecco allora il mio adorato dolce che da crumble di mele si trasforma in crumble di pesche. La versione di mele rimane per me la migliore, ma con le pesche è più fresco ed estivo. Nell’impasto crumble ho aggiunto qualche amaretto che abbinato alle pesche è un classico che gradisco sempre. Appena sfornato non ho resistito e sono ritornata alla solita merenda invernale, con latte caldo e tutto il resto (foto sotto), davanti all’espressione sbigottita ed incredula di mia cugina che non si capacita di come con 30 gradi umidi io possa bermi latte caldo e crumble tiepido! Sono un fenomeno e una testa dura, se mi fisso mi fisso! Questa è la risposta.
Ingredienti
Copertura
120g di farina
80g burro
4 cucchiai di zucchero
4/5 amaretti
Ripieno
pesche
40g di burro
¾ cucchiai di zucchero
Con la punta delle dita o con un robot, sbriciolare farina, zucchero, burro e amaretti fino ad ottenere proprio un composto simile a briciole. Mettere in frigorifero. Nel frattempo sbucciare le pesche e tagliarle a pezzetti. Distribuire i pezzi di pesca in una pirofila da forno spolverare con ¾ cucchiai di zucchero ed aggiungere 40 g di burro a pezzetti. Ricoprire le pesche con le briciole di pasta e infornare a 180° per 1 ora.
Ingredienti
Copertura
120g di farina
80g burro
4 cucchiai di zucchero
4/5 amaretti
Ripieno
pesche
40g di burro
¾ cucchiai di zucchero
Con la punta delle dita o con un robot, sbriciolare farina, zucchero, burro e amaretti fino ad ottenere proprio un composto simile a briciole. Mettere in frigorifero. Nel frattempo sbucciare le pesche e tagliarle a pezzetti. Distribuire i pezzi di pesca in una pirofila da forno spolverare con ¾ cucchiai di zucchero ed aggiungere 40 g di burro a pezzetti. Ricoprire le pesche con le briciole di pasta e infornare a 180° per 1 ora.
Basta poco
21 giugno 2008 sabato

Cari miei, qui si continua a chiacchierare molto e a cucinare poco. Le giornate scorrono in pieno relax, in un mondo fuori dal mondo in cui non ci si deve vestire, in cui le scarpe non esistono più, il trucco è ormai dimenticato e i capelli se ne stanno liberi di essere come sono! Una sorta di piccola liberazione dalle schiavitù quotidiane. Qui si è felici e ci si entusiasma per cose da poco, per me oggi è grande la gioia di aver trovato in libreria il bellissimo libro della foto ed aver notato che (oltre ad essere proprio un bel libro) è anche perfetto sulla mia credenzina lilla, vicino alla teiera lilla e ai bicchierini pastello (di cui uno lilla)! Riesco ancora come una bambina ad entusiasmarmi per cose da poco, ma per me è un gran piacere circondarmi di oggetti che mi piacciono (e che siano in tinta!!). A proposito di gioia e di felicità, ecco questa storiella che ho trovato tra le mail di ieri. Arriva dalla mia amica Chiara, dispensatrice di piccole grandi saggezze ed è un modo per meditare su quanto possiamo fare per gli altri, basta volerlo, basta avere cuore.
"Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno distanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli,l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda,poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo alla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per lavarsi e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. 'Forse, voleva farle coraggio. ' disse.Vi è un'immensa felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente."
"Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno distanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli,l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda,poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo alla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per lavarsi e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. 'Forse, voleva farle coraggio. ' disse.Vi è un'immensa felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente."
Etichette:
acquisti,
chiacchiere,
libri,
spunti riflessivi
Iscriviti a:
Post (Atom)